VOLUMNIA EDITRICE

Volumnia Editrice

privacy policy

ULTIMA PUBBLICAZIONE

Storia regionale della vite e del vino in Italia. Umbria

Manuel Vaquero Pineiro

Copertina: cartonata con sovracoperta a colori plastificata opaca
Formato: 17 x 24 cm
Pagine: 454
Perugia, 2012
ISBN: 978-88-89024-56-0
Prezzo: € 39.00

La vicenda conosciuta dalla vitivinicoltura umbra negli ultimi centocinquant’anni esemplifica la più generale modernizzazione della regione; ma per comprendere in profondità questo processo bisogna rifarsi a una storia molto più lunga, che rimonta al mondo antico allorché, presso gli etruschi, si diffusero la coltivazione della vite e il consumo di vino e, con i romani, il fenomeno si estese connotando la vita economica delle ville patrizie. E se la fine dell’Impero segnò una battuta d’arresto, prima del Mille, sotto l’impeto colonizzatore delle abbazie benedettine, le superfici vitate ripresero a occupare le terre, avviando una nuova espansione che ebbe ulteriore slancio con lo sviluppo delle città comunali e nel Rinascimento, quando furono redatti i primi trattati agronomici che elogiavano la bontà dei Moscatelli, delle Malvasie e dei Trebbiani umbri.
All’indomani dell’Unità d’Italia, anche l’Umbria si adegua al nuovo contesto economico, alle regole della concorrenza e del libero mercato. È l’epoca dei pionieri del rinnovamento della viticoltura regionale, della messa in discussione di metodi di coltura rimasti immutati da secoli e dell’ammodernamento della tecnica enologica: un processo destinato ad arretrare tra le due guerre e a riprendere con la trasformazione delle strutture socio-economiche della regione a partire dagli anni Cinquanta. Così, mentre si assiste al crescente svuotamento delle campagne, la nascita dell’Unione Europea e le successive norme comunitarie impongono la specializzazione produttiva delle aziende agricole, che da quel momento in avanti operano in un orizzonte commerciale sempre più competitivo. Senza una fase di transizione, l’agricoltura umbra affronta una serie di nodi irrisolti e la vitivinicoltura diventa uno degli àmbiti maggiormente coinvolti nella trasformazione generale, rappresentando una sorta di cartina di tornasole della velocità e dell’incisività di questi cambiamenti.
Nel lasso di pochi decenni, le piantate che per secoli avevano riempito le pianure vengono rimpiazzate da geometrici vigneti sistemati sulle colline. Oggi il quadro si presenta costellato di iniziative che scandiscono la portata della svolta compiuta: fioriscono le cantine delle archistar, le strade del vino, il movimento enoturistico; in generale, si è diffuso un nuovo modo di intendere e valorizzare i paesaggi agrari, secondo un approccio che individua proprio nei filari ricoperti di viti uno dei suoi punti di forza. Il futuro dirà se l’industria umbra del vino, che fino a questo momento ha giocato prevalentemente un ruolo di nicchia, sarà in grado di scalare posizioni nelle classifiche nazionali.
In Umbria, allora, la storia della vite e del vino ci proietta ben al di là dei fatti prettamente economici: la vigna, più di tutte le altre coltivazioni, stringe i vincoli che legano gli uomini alla terra. Ieri, oggi e domani.